Mercoledi, 8 settembre 2010 ore 17:01
Politica distante dai cittadini? Ci pensa Facebook
Dell’effetto che ha avuto l’allargamento esponenziale dei social network sulle pubbliche relazioni si è parlato tanto, al punto che diamo per scontato che ormai ogni sfera ne faccia largo uso; eppure il rapporto tra politica (o meglio politici) e Facebook (la rete virtuale più di moda del momento) insieme mi fa sorridere e mi lascia perplessa. Lo spunto me lo ha dato il giornalista di Repubblica Vittorio Zambardino con una interessante riflessione su Facebook, “una dimensione che esalta il gusto degli altri”. Centro: qui è più importante la persona dell’organizzazione che vi è dietro. Così osservando solo le pr virtuali della politica scopro che, mentre nel mondo parallelo di Second Life partiti e personaggi vivono la loro seconda esistenza riproponendo le stesse dinamiche della realtà, con Facebook i politici sembrano tentare di superare la barriera che li separa dai cittadini grazie alla nuova frontiera della socializzazione virtuale. Dopo aver letto l’articolo di Zambardino, mi fiondo sul sito in questione con l’unica intenzione di curiosare un po’ nella lista di 233 amici citata nel pezzo e scorrendola trovo tra i nomi quello di Daniele Capezzone ed Enrico Letta. Niente di strano a prima vista, quasi ogni politico con una certa notorietà ha la sua pagina pubblica su Facebook. Per dimostrare il tuo allineamento puoi decidere di diventare sostenitore, come accade per qualsiasi altra persona iscritta come ‘personaggio pubblico’, attore, musicista o sportivo che sia. Queste però sono pagine diverse, sono personali, e me ne accorgo perché il sistema mi avverte che ho due amici in comune con Letta (nessuno con Capezzone come mi aspettavo); esplorando non mi sorprendo nel vedere che non sono gli unici politici ad avere pagine di tipo “privato”. Certo, probabilmente molti di questi profili in apparenza credibili sono stati creati dal vicino di casa nullafacente in cerca di svago (tanto non sono richiesti documenti), ma alcuni sono autentici. Il gusto degli altri è ancora più irresistibile quando si tratta di persone note e ammirate. Se volessi, potrei chiedere a Veltroni di diventare sua amica, non semplice fan. La differenza non è affatto poca: non importa se l’amicizia è virtuale, l’illusione è quella di rientrare in una cerchia ristretta, quasi familiare. Non sei più solo il sostenitore di una trovata promozionale, ora puoi dire quello che vuoi al tuo politico di riferimento e anche se immagini che qualcun altro leggerà il tuo messaggio al suo posto non conta, nel momento in cui scrivevi tu comunicavi direttamente con lui, non con il partito, hai potuto dirgli la tua in modo ufficioso, fargli una battuta, dimostrargli la tua stima e non è mai stato così semplice. Accettandoti inoltre ti ha dato libero accesso a informazioni del tipo “libri preferiti” o “istruzione”, insomma, è una dichiarazione di fiducia da entrambi le parti. D’altronde, in un contesto in cui la gente si incontra su internet e finisce per sposarsi, perché in questo caso non dovrebbe esistere la percezione di un legame? Tutto questo, la differenza espressa dalla possibilità di porsi come personaggio pubblico o “privato”, mi sembra però riflettere un’intenzione del politico più che la risposta del popolo facebookiano. Gli “amici” del politico restano sostenitori che, per quanto sfegatati, nella maggior parte dei casi non considerano questa condizione tanto lontana dall’aderire al gruppo o fan club o quant’altro; da questa parte il confine che distingue le varie opportunità è abbastanza sottile, un’accezione. La volontà del politico invece cambia molto, sembra quasi che tenti di colmare così quella distanza tanto accusata dai cittadini, ponendosi come accessibile, pronto all’ascolto come un vero rappresentante dell’individuo più che del partito. Così è possibile leggere su alcune di queste pagine commenti personali del creatore del profilo (o chi per lui) fuori dalle formalità, quasi volesse condividere con naturalezza quel che gli passa per la testa. Non a caso, una ricerca condotta dal Laboratorio di analisi politiche e sociali dell’Università di Siena presentato poche settimane fa rivela che l’aumento della separazione dal ceto politico è più avvertita dagli esponenti di questa categoria (65%) che dai cittadini (61%). Sempre all’interno dell’indagine Gli italiani, la politica e il buon governo emerge che i cittadini pongono a causa della loro disaffezione la perdita di contatto che i parlamentari hanno con gli elettori e il fatto che per i partiti prevalga l’importanza dei voti sulle opinioni della gente; il 69% degli intervistati oppone all’astrattezza dei politici il pragmatismo dei cittadini. La soluzione a sinistra è di coinvolgere di più gli elettori; a destra consiste in parte nel semplificare il linguaggio politico. Facebook potrebbe essere considerato da alcuni una risposta molto parziale valida per entrambi i filoni risolutivi: è immediata, a costo zero (in fondo non ci perdono neppure in credibilità) e in grado di raggiungere una enorme quantità di persone di ogni età, provenienza ed estrazione sociale. Eppure qualcosa non mi convince, questo innocuo modo di porsi continua ad apparirmi come un tentativo goffo che male interpreta le aspettative dell’elettorato, specie quello giovanile. È sempre imbarazzante parlare di realtà in relazione al mondo virtuale, forse perché, per quanto comunicazione e rapporti via dsl si siano già riusciti a radicare nelle nostre abitudini, continuano a non essere sentiti da tanti come del tutto reali e io, diffidente come sono verso le funzioni dei social network, rientro in questa cerchia. Si può sperare di colmare anche solo un decimillesimo del concreto divario avvertito tra cittadini e politici con un’azione virtuale? O forse porta solo a un’astrazione ancora maggiore?
articolo a cura di:
Martina Chichi 22 Roma
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