Mercoledi, 8 settembre 2010 ore 16:55
C’È UNA CYBER-TALPA NEL MONDO DELLE LAW FIRM!
Per chi scrive il mondo del lavoro è ancora una realtà marginale nella vita quotidiana e quindi i luoghi di lavoro sono ancora avvolti da un’aurea semi-leggendaria: gli uffici, gli studi, i retrobottega sono, visti da fuori, governati da meccanismi semi-magici. Nella quasi totalità dei casi, però, questa magia termina non appena si entra attivamente in tali contesti e si scopre che c’è ben poco di meraviglioso. Tuttavia, alcuni ambienti lavorativi mantengono, anche in età adulta, una fitta nebbia di mistero, spesso anche per chi li vive dall’interno. Il principe di questi ambienti è sicuramente quello dei grandi studi legali: segretarie in minigonna, praticanti vessati, scheletri nell’armadio, viaggi intercontinentali. Dall’aprile 2007, però, questo bunker è stato scardinato da una talpa, una gola profonda di cui si sa solo che è un avvocato trentenne, installato in una grande law firm milanese. Duchesne, in forma rigorosamente anonima, ha aperto un blog – Studioillegale.splinder.com – in cui racconta appunto la caotica vita degli studi legali. I post, sempre in bilico fra il reale e il paradossale, alternano dialoghi e descrizioni di situazioni e luoghi senza tralasciare nessun particolare. La gamma di personaggi ed eventi è impressionante: lo scollo delle segretarie, la pausa caffé, lo svago con accompagnatrici, ma anche gli orari massacranti, le gelosie e gli screzi fra colleghi, il sudore dei praticanti, le difficoltà nella vita privata causate dall’eccessivo carico di lavoro. Il tutto narrato con un’ironia leggera da cui spesso traspare la delusione, la stanchezza e il desiderio di una vita diversa. Come scrive Duchesne nel suo profilo: “Io sono un professionista serio. Ultimamente non sto molto bene”. Il blog è diventato un fenomeno di culto nel mondo degli avvocati e non solo. I post di Studio Illegale hanno in media più di 500 commenti ed alcuni superano ampiamente i mille. Inoltre, sui forum si moltiplicano le discussioni fra chi si sente solidale con i travagli dell’anonimo autore e ne apprezza lo stile e chi invece lo considera un “furbo” il cui scopo è soprattutto farsi pubblicità. C’è un precedente: negli Usa un presunto socio di un grande studio internazionale ha gestito per mesi un blog – Anonymouslawyer – dal contenuto analogo a quello di Studio Illegale. Quando però Jeremy Blachman ha svelato la sua identità, si è scoperto che il blogger non era in realtà un pezzo grosso ma un semplice praticante di Harvard.
articolo a cura di:
Marco Billeci 20 Pisa