Mercoledi, 8 settembre 2010 ore 16:50
Il ddl Carfagna renderà impossibile il controllo
Come nelle case rassettate senza troppa cura, dove si prova almeno a nascondere la polvere sotto un tappeto, il ministro Mara Carfagna con il suo disegno di legge - un po’ come fece Berlusconi ai tempi di Genova con le mutande appese alle finestre - punta a liberare le strade, non a debellare la prostituzione. Una paladina del decoro, invece che ministro delle Pari opportunità, forte del sostegno dell’illuminante Gianluigi Paragone che, dalle pagine di Libero, ci spiega come questo disegno di legge sia giusto e legittimo. Il vice di Feltri porta a sostegno del ministro alcuni lucidi argomenti, tra cui questo fondamentale che riporto per intero: “La prostituzione per strada, alla beffa di essere un’oscenità in sé, aggiunge due danni: alimenta il racket delle prostitute (e fin qui tutti d’accordo, ndr) e crea un danno economico. Faccio un esempio: pensate al valore immobiliare delle case. Ci sono zone delle città che la notte diventano un puttanificio. […] Capite bene che una casa comprata con un valore, s’abbatte in un nonnulla”. E certo, poveri imprenditori del mattone, ecco spiegata la crisi del mercato immobiliare. Tutta colpa delle boccadirosa e delle loro succinte vesti. Ma se anche fosse? Da una parte abbiamo una proprietà che perde valore commerciale (non reale, la casa è sempre la stessa, caro Paragone), dall’altra ragazze sfruttate, costrette a prostituirsi di giorno e di notte, con il sole che picchia e con la pioggia che bagna, ridotte in schiavitù e sottoposte alle più barbare violenze. Possibile che questi due temi possano essere messi sullo stesso piano? Possibile che nessun onorevole membro del Consiglio dei Ministri riconosca la differenza che corre tra un problema sociale e uno di decoro urbano? Possibile che nessun collega, prima di licenziare il provvedimento, non abbia suggerito alla Carfagna che la sua strategia era tutto fuorché infallibile e che tutto avrebbe fatto tranne che “dare uno schiaffo al mercato delle schiave”? Certo non m’aspettavo l’intervento dell’onorevole Berselli, quell’autorevole membro del PdL, nonché presidente della Commissione giustizia del Senato, il quale candidamente ha dichiarato che ai suoi tempi “se uno voleva essere iniziato al sesso e non trovava signorine disponibili, doveva rivolgersi a chi per mestiere faceva quella attività. [...] Le ragazze non la davano e noi ragazzini dovevamo arrangiarci andando con le prostitute”; proprio non capisco come sia possibile che nessuno, in casa Berlusconi, abbia fatto notare che proibendo tout court la prostituzione per strada, colpevolizzando tanto le ragazze quanto i papponi, il racket proprio non si colpisce. Neanche di striscio. Il risultato di questo provvedimento sarà solo quello di far scivolare il tutto nei luoghi più segreti, rendendo impossibile ogni forma di controllo e togliendo qualsivoglia aggancio alle associazioni per tendere una mano a queste donne. L’iniziativa della bella Mara è pura facciata, una bandiera da sventolare nei prossimi talk-show. Non risolve nulla e, almeno finché non si farà piazza pulita della vecchia legge Merlin e non si punterà tutto sulla ‘legalità’, sulla ‘regolamentazione’ e non sulla ‘sicurezza’ e sul ‘decoro’, questo ddl sarà carta straccia.
La risposta di Daniela Santanchè
Con regole chiare è più facile far rispettare i diritti
Il ddl Carfagna non è certo il meglio che si possa fare, ma è comunque un provvedimento importante. L’iniziativa del ministro delle Pari Opportunità chiaramente da sola non è sufficiente, ma rappresenta l’inizio di un percorso. Sono cinquanta anni che nel Belpaese si parla di prostituzione e nessuno, fino ad oggi, era mai riuscito a metterci mano. La Carfagna, anche se con fare perfettibile, è invece riuscita a risollevare il tema grazie anche all’iniziativa referendaria che ho portato avanti tutta l’estate con la raccolta di firme e a segnare concretamente un percorso da seguire, necessario a mio avviso, viste le statistiche di questo tragico fenomeno degli ultimi anni. A chi sostiene che la Carfagna ha affrontato il problema della prostituzione in strada con lo stesso piglio con cui Berlusconi ha affrontato l’emergenza rifiuti napoletana, io rispondo che non raccolgo nemmeno il paragone di chi vuole spettacolarizzare le tragedie. E va chiarito innanzitutto che questo ddl dà, alle donne che esercitano “la professione” sulle nostre strade, una possibilità che oggi non hanno. Quella di potersi affrancare da chi le sfrutta e sevizia, di poter tornare nel loro paese d’origine, di poter uscire allo scoperto riacquistando la propria libertà, di poter far affidamento sullo strumento della legalità e delle regole. Regole che fino ad oggi non avevamo. E a chi invece sostiene che “il risultato di questo provvedimento sarà solo quello di far scivolare il tutto nei luoghi più segreti, rendendo impossibile ogni forma di controllo e togliendo qualsivoglia aggancio alle associazioni per tendere una mano a queste donne” dico che le associazioni sono importantissime ma ancora più importante è lo Stato e togliere e proibire la prostituzione dalle strade non vuol dire solo dare più sicurezza agli italiani, ai cittadini delle nostre città, ma vuole dire anche fare terra bruciata intorno agli aguzzini, agli sfruttatori, riportando sulla strada una legalità finora dimenticata. Come ha fatto con grande coraggio il Sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ma soprattutto queste ragazze finalmente saranno messe nella condizione di non essere più schiave, ed è qui che anche le associazioni allora dovranno fare la loro parte. Dove ci sono regole chiare è più facile far rispettare i diritti e la dignità di tutti e tutte e, se queste regole le riuscissimo ad elaborare, l’Italia non sarebbe di certo il ventre molle dell’Europa. Sarei felice se fosse possibile impedire che le donne vendano il proprio corpo, ma - visto che il meretricio in sé, il mestiere più antico del mondo, è un’erbaccia finora impossibile da estirpare – è assai meglio che lo si regolamenti, che si faccia uno sforzo per trovare giuste regole e modalità condivisibili. Il divieto di prostituirsi per strada è un buon inizio, ma il passo successivo, assolutamente necessario, è avere il coraggio di dire dove ci si può prostituire e in quale forma. Trovare il modo per trasformare le prostitute da ruota di un ingranaggio criminale in lavoratrici, garantire loro efficaci e periodici controlli sanitari, tutele economiche e sociali, e assistenza. Per me questo passo è rappresentato dalle cooperative di donne, ragazze che si mettono assieme, si liberano dei loro sfruttatori ed esercitano in sicurezza, protette da regole chiare, il lavoro che hanno deciso consapevolmente di fare.
Ci è piaciuto
L’immigrazione non è più un’emergenza, bisogna passare all’accoglienza: non si fa che sentirlo nei tg, nei talk-show, a scuola. Poi c’è qualcuno che mentre tutti ne parlano, agisce: la Regione Piemonte e le otto Province del territorio hanno appena sottoscritto un protocollo d’intesa per destinare ingenti risorse finanziarie a un Piano regionale integrato per l’inclusione delle cittadine e dei cittadini stranieri nei settori della formazione e del lavoro, dell’istruzione, della cultura, della sanità, della casa e della cooperazione internazionale. Con questi chiari di luna, non una cosina da niente.
Non ci è piaciuto
Nuova stagione tv, nuovi reality show. O meglio, format con un nome diverso che scopiazzano da programmi già affermati, come nel caso del “Ballo delle debuttanti”, dove però a ben vedere qualche passo avanti (ehm, indietro) è stato fatto: qui, infatti, abbigliamento e ballo sono i due criteri di “selezione” della vincitrice. Passi per la danza come mezzo d’espressione, ma quando poi senti che “Da come si veste capiamo com’è dentro”, allora è troppo. Destreggiarsi tra lustrini e walzer, questo sarà il “palcoscenico della vita” di queste ragazze.
articolo a cura di:
Luca Sappino 20 Roma